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Storia e cultura . Cenni storici

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Preistoria e periodo Cenomane:
le prime testimonianze certe della presenza umana a Tremosine risalgono al neolitico. La ricca vegetazione e l'abbondanza di acqua favorì lo stanziamento di popolazioni provenienti dal sud del lago di Garda. Resti di punteruoli, raschiatoi, asce, punte di frecce furono rinvenute a Pieve dal geologo Arturo Cozzaglio.
Purttroppo dal 3000 a.C. fino all'epoca romana non abbiamo notizie documentate sugli abitanti di Tremosine. Si può supporre che al neolitico siano succedute le culture del rame-bronzo e del ferro ma non possiamo provarlo. Le ultime due righe di una lapide romana del I secolo d.C. murata nel campanile della chiesa di Voltino e trasportata poi a Brescia nel 1857, sono scritte in un alfabeto che potrebbe essere una variante di etrusco o di retico. Altretttanto problematica è la presenza dei cenomani, sono rimaste alcune testimonianze che, benchè tadive, sono interpretate da alcuni autori nel quadro di una presenza cenomane. Anzitutto: alcuni nomi di località tipo Dalk, Sarmer, Nandil ecc. non paiono derivati dal latino ma da antiche parlate pre-romane di tipo celtico. In secondo luogo una lapide romana trovata a Tremosine e poi trasportata a Verona, riferisce di un certo Sesto Digido Primo edile di Brescia che, per ordine dei Deurioni avrebbe fatto restaurare un tempio al dio Bergimo divinità dei Cenomani bresciani.
Periodo romano:
con il primo imperatore Romano Ottaviano Augusto(27 a.C.) Brescia fu elevata Colonia Civica Augusta e attribuita alla tribù Fabia, divenne una grossa città fornita di mura, acquedotto, tempio, teatro, tribunale, terme, magazzini, porto fluviale. I ricchi cittadini bresciani possedevano ville e campi in provincia: a Sirmione (la villa cosidetta di Catullo), a Desenzano, a Toscolano (la villa dei Nonii-Arii) e anche a Tremosine.
Pare certo comunque che molti personaggi importanti della Brescia romana avessero qui possedimenti campestri, nei quali amavano farsi costruire decorose tombe con epitaffio. Ecco un breve elenco delle lapidi romane Tremosinesi ancora reperibili:
- cippo posto sul muro di cinta della chiesa parrocchiale di Pieve, fu commissionato da Marco Elvio primo
-lapide di Triumo, lapide di Celere, lapide di Tetumo  (trasportate a Brescia)
-complesso funerario  di Ustecchio, commissionato dalla matrona Messava, comprendente una lapide e due urne contenenti monete degli imperatori Vespasiano, Antonio Pio e Marco Aurelio. (oggi resta solo l'epitaffio murato nel capitello di Ustecchio vedi foto sopra).
-epigrafe funeraria murata in una casa di Mezzema, conserva il solo dedicatario "filiis" e lo struggente saluto dei sepolti "bene sit tibi viator" (ai figli-il bene ti accompagni o passeggero).
Il medioevo:
è difficile reperire notizie documentate sul lungo e
tribolato periodo della storia che va dalla caduta dell'impero romano alla dominazione veneta, anche perchè "nel territorio di Tremosine non furono giammai castelli di baroni né conventi di frati" il che forse ha favorito lo spirito di indipendenza e di intraprendenza  del nostro popolo, ma ci ha anche privati di un centro propulsore d'iniziative e geloso nel tramandare le proprie memorie. Tremosine è insomma una piccola porzione di terra, abbastanza marginale, variamente contrabbandata dai padroni di turno.
Il periodo Veneto:
Il periodo della dominazione veneta (1426-1797) fu relativamente prospero per le regioni gardesane. Non mancarono tuttavia momenti difficili. Il territorio di tanto in tanto fu usato come corridoio di transito dai vari eserciti - ora tedeschi, ora spagnoli , ora francesi - che si affrontavano in Europa. Nel 1703, i francesi, per recarsi in Germania a combattere contro l'imperatore , utilizzarono il Passo Nota, facendo stazione a Vesio. Venezia troppo occupata a difendersi nel mare dai turchi, non poteva proteggere le sue popolazioni di terraferma, che erano costrette a foraggiare gli eserciti e a subirne le angherie. Nonostante gli episodi negativi Tremosine godette complessivamente sotto Venezia di una certa prosperità. L'attività principale era rappresentata ovviamente dall'agricoltura: ulivi, viti, cereali, patate, frutta e verdura. I grani venivano macinati sul posto, soprattutto dalla serie dei mulini della Valle Brasa. Praticato anche l'allevamento di capre, pecore, asini e mucche presso le famiglie più abbienti. Sicura è la presenza di piccole industrie del ferro, di specchi e una cava di manganese a Sermerio. I centri metallurgici più importanti si trovavano nella valle del San Michele, a Campione e in Val Brasa. Qui si poteva sfruttare l'energia idraulica per muovere magli, mole e mantici. Purtroppo di queste fucine non rimane nulla se non qualche informe rudere  in valle Brasa.

Informazione tratte da "Tremosine - breve guida" di Gabriele Scalmana

 


 

 

 

 

 





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